domenica 25 gennaio 2009
riunione dei soci
oggi riunione del consiglio presso la Parrocchia di San Francesco con la presenza del parroco, Padre Tommaso.
Abbiamo fatto un piccolo consuntivo e suggerito proposte per le iniziative future.
I conti dell'Associazione registrano un leggero attivo che non è però sufficiente per terminare l'arredamento dell'asilo; da qui l'esigenza di nuove iniziative.
Le proposte accettate ed in attesa di verifica di fattibilità sono:
- Edizione di un volume di racconti, tradotti dallo spagnolo da Sandra Salvadori.
- Cena in febbraio, presso un ristorante da ricercare.
- Torneo di burraco il 5 maggio, ospiti del Bagno Lido.
- Cena sociale in giugno.
- Spettacolo teatrale della compagnia "Il Canovaccio".
- Domanda di contribuzione alla Caritas Antoniana.
- Contatti con l'organizzazione "Peacy-la colomba della pace".
Ricordiamo ai soci il pagamento della quota sociale 2009.
Un saluto a tutti.
Abbiamo fatto un piccolo consuntivo e suggerito proposte per le iniziative future.
I conti dell'Associazione registrano un leggero attivo che non è però sufficiente per terminare l'arredamento dell'asilo; da qui l'esigenza di nuove iniziative.
Le proposte accettate ed in attesa di verifica di fattibilità sono:
- Edizione di un volume di racconti, tradotti dallo spagnolo da Sandra Salvadori.
- Cena in febbraio, presso un ristorante da ricercare.
- Torneo di burraco il 5 maggio, ospiti del Bagno Lido.
- Cena sociale in giugno.
- Spettacolo teatrale della compagnia "Il Canovaccio".
- Domanda di contribuzione alla Caritas Antoniana.
- Contatti con l'organizzazione "Peacy-la colomba della pace".
Ricordiamo ai soci il pagamento della quota sociale 2009.
Un saluto a tutti.
domenica 11 gennaio 2009
L'0melia di Padre Joao nella Messa di inaugurazione
Omelia pronunciata nella festa di inaugurazione del Centro “Gioia di Vivere”
Santo Domingo de los Colorados – Ecuador
“Signore, come è bello stare qui! Se vuoi faremo tre tende: una per te, una per Mosé e l’altra per Elia” (Mt 17)
Miei cari e amati fratelli e sorelle,
rivolgo un saluto cordiale al Console di Polonia, il signor Tomás, ai miei confratelli e ai membri dell’Associazione “Alegría de vivir”. Oggi è un giorno di grande allegría per tutti noi: per i frati di questa comunità, per la Associazione Alegría de vivir, e per questa comunità parrocchiale che inaugura il suo Centro di Pastorale Sociale. Nel Vangelo di oggi, il Padre ci invita a ascoltare suo Figlio; ascoltiamo insieme quello che il Signore ci dice nella liturgia della Parola di questa celebrazione, senza tralasciare, naturalmente, di prestare attenzione all’ascolto dei nostri fratelli e sorelle, nell’Eucaristía che vogliamo condividere.
Oggi, la prima lettura ci presenta la vocazione di Abramo: un uomo già avanti negli anni, senza figli, senza grandi speranze umane per sé, e senza neppure essere segnale di speranza per gli altri. il Signore pone la sua fiducia in quest’uomo e lo sfida a lasciar quello che già possiede e a confidare in una promessa umanamente assurda: essere padre, non soltanto di un figlio, ma di una moltitudine. Per questo il Signore gli dice:” Esci dalla tua terra e dalla casa di tuo padre,, verso la terra che io ti indicherò” ( Gen 12). E Abramo, lascia la sua terra…. Abramo ascolta e obbedisce al Signore. La vocazione di Abramo è modello per tutti i chiamati; a ciascuno di noi il Signore lancia la stessa sfida, valida per tutti i cristiani, e ancora di più per noi di America Latina, che dobbiamo ricordare quanto la Conferenza di Aparecida ci invitava a essere: “Discepoli e missionari, perché in Lui possiamo avere la vita”. La vocazione è una grazia di Dio. Il Signore non ci chiama perché siamo migliori di altri o per alcun nostro merito speciale. L’apostolo Paolo nella Lettera che abbiamo ascoltato dice:” Egli ci salvò e ci chiamò ad una vita santa, non per i nostri meriti, ma perché sin dall’eternità, Dio ha deciso darci la sua grazia, per mezzo di Gesù Cristo. É la Grazia che ci raggiunge, perché non abbiamo fatto niente per meritarla, ma il Signore stesso ci chiama a tutti, e non solamente ai sacerdoti o ai religiosi e religiose, per essere missionari. Per questo è importante prima di tutto che siamo discepoli. Il discepolo è colui che passa attraverso una forte esperienza di incontro con Dio, è colui che possiede una spiritualità, una vita di preghiera. Oggi nel Vangelo, Gesù chiama i suoi discepoli a salire con Lui alla montagna. Gesù voleva pregare, e lí egli vive una esperienza mistica, la trasfigurazione, che è in certo modo la anticipazione della gloria della Resurrezione. È significativo vedere chi sono i discepoli che Gesù chiama a stare con lui; sono i più vecchi (Pietro e Santiago) e il più giovane (Giovanni). Noi, come loro, siamo chiamati a entrare in una esperienza di incontro con il Signore. E questo non è una opzione per il cristiano – posso dire sí o no - ma piuttosto una esigenza che nasce dal fatto di essere cristiano. L’esperienza é tanto forte che Pietro propone di rimanere lí, in contemplazione. Possiamo notare come egli non propone di fare una tenda per sé, se non di farla per i tre più importanti: Gesù, Mosé e Elia. Ma la sua proposta non è presa in considerazione, perché non è sufficiente essere discepoli, bisogna essere missionari: è necessario scendere dalla montagna.
Il centro del Vangelo di oggi è l’espressione del Padre:” Questo è mio figlio, l’amato, il prediletto” Ascoltatelo”. Questa è la volontà del Padre circa suo Figlio: che deve essere ascoltato dai suoi discepoli. È a lui, al Figlio amato e prediletto, che dobbiamo ascoltare per comprendere il significato della inaugurazione e benedizione che stiamo celebrando. Come ho già detto, si tratta di un giorno di festa per tutti: i frati, l’Associazione Alegría de Vivir e la comunità. Coscienti che nessuno è tanto povero che non abbia qualche cosa da dare e nessuno è tanto ricco che non abbia qualche necessità, posso dire che questo Centro nasce dalla sofferenza di tutti noi. Ció che vedo molto positivo in questa opera è la collaborazione tra i laici e i frati in vista di un progetto comune. Il nostro continente, America Latina, fu evangelizzato agli inizi, dallo sforzo dei laici e delle laiche che arrivarono qui dalla Spagna e dal Portogallo, in un numero significativo rispetto al clero secolare. Questo fatto ci da molta allegria e vedo in questo una risposta della chiesa che comprende che non può più evangelizzare senza contare con l’apostolato dei laici.
Per questo motivo voglio ringraziare, a nome del governo dell’Ordine e a nome mio personale, ai frati dell’Ecuador, ai nostri fratelli dell’Associazione Alegría de Vivir, che lasciarono il proprio paese per venire qui con amore, a queste terra di Ecuador. A loro va la nostra gratitudine e benedizione. Il centro che stiamo per benedire, che sarà destinato a ricevere i bambini e in futuro le famiglie, nasce come una risposta alla vocazione cristiana e alla spiritualità francescana. Tutti conosciamo l’affetto di Gesù con i piccoli “ Lasciate che i bambini vengano a me”.
È appunto questo che vogliamo significare con questa opera: che i bambini possano venire in questa comunità, con i frati, nella parrocchia, nel Centro. Ma anche dobbiamo ricordare che a suo tempo Francesco fece una opzione per i più bisognosi, per il lebbrosi.
Ricordo una bella immagine che si trova nel proto-convento di Rivotorto che mostra Francesco attorniato da bambini. Questa opera, fratelli e sorelle, è una risposta francescana e pastorale alle urgenze della comunità, perché soprattutto in America Latina non possiamo separare l’evangelizzazione dai progetti sociali, dalla promozione umana. Essere un pastore –francescano implica, qui più che altrove, avere attenzione ai poveri, ai giovani, ai bambini, tutte opzioni preferenziali ribadite nella Conferenza di Aparecida.
In questi giorni, parlando con i fratelli che sono arrivati dall’Italia ho scoperto che questa opera nasce a partire dell’amicizia con il nostro fra Marcos, sino ad ora missionario in Pisa e che adesso è qui in Ecuador. Essi mi dicevano che li unisce l’amicizia con lui, e da questo è nata la vicinanza e l’attenzione all’Ecuador. Voglio manifestare a fr. Marcos la nostra gratitudine per il suo lavoro e dedicazione a favore di questa opera che sta nascendo.
“ Alzatevi, non abbiate paura” ( Mt 17), così parla il Signore nel Vangelo ai suoi discepoli, così egli parla a tutti noi oggi. Che questa opera non sia la unica dei frati e dell’Associazione, ma che a partire da questo luogo, Santo Domingo de los Colorados, possiamo veder nascere molte altre opere che possano portare i valori della fede cristiana e della spiritualità francescana. Che così sia. Amén!
Santo Domingo de los Colorados – Ecuador
“Signore, come è bello stare qui! Se vuoi faremo tre tende: una per te, una per Mosé e l’altra per Elia” (Mt 17)
Miei cari e amati fratelli e sorelle,
rivolgo un saluto cordiale al Console di Polonia, il signor Tomás, ai miei confratelli e ai membri dell’Associazione “Alegría de vivir”. Oggi è un giorno di grande allegría per tutti noi: per i frati di questa comunità, per la Associazione Alegría de vivir, e per questa comunità parrocchiale che inaugura il suo Centro di Pastorale Sociale. Nel Vangelo di oggi, il Padre ci invita a ascoltare suo Figlio; ascoltiamo insieme quello che il Signore ci dice nella liturgia della Parola di questa celebrazione, senza tralasciare, naturalmente, di prestare attenzione all’ascolto dei nostri fratelli e sorelle, nell’Eucaristía che vogliamo condividere.
Oggi, la prima lettura ci presenta la vocazione di Abramo: un uomo già avanti negli anni, senza figli, senza grandi speranze umane per sé, e senza neppure essere segnale di speranza per gli altri. il Signore pone la sua fiducia in quest’uomo e lo sfida a lasciar quello che già possiede e a confidare in una promessa umanamente assurda: essere padre, non soltanto di un figlio, ma di una moltitudine. Per questo il Signore gli dice:” Esci dalla tua terra e dalla casa di tuo padre,, verso la terra che io ti indicherò” ( Gen 12). E Abramo, lascia la sua terra…. Abramo ascolta e obbedisce al Signore. La vocazione di Abramo è modello per tutti i chiamati; a ciascuno di noi il Signore lancia la stessa sfida, valida per tutti i cristiani, e ancora di più per noi di America Latina, che dobbiamo ricordare quanto la Conferenza di Aparecida ci invitava a essere: “Discepoli e missionari, perché in Lui possiamo avere la vita”. La vocazione è una grazia di Dio. Il Signore non ci chiama perché siamo migliori di altri o per alcun nostro merito speciale. L’apostolo Paolo nella Lettera che abbiamo ascoltato dice:” Egli ci salvò e ci chiamò ad una vita santa, non per i nostri meriti, ma perché sin dall’eternità, Dio ha deciso darci la sua grazia, per mezzo di Gesù Cristo. É la Grazia che ci raggiunge, perché non abbiamo fatto niente per meritarla, ma il Signore stesso ci chiama a tutti, e non solamente ai sacerdoti o ai religiosi e religiose, per essere missionari. Per questo è importante prima di tutto che siamo discepoli. Il discepolo è colui che passa attraverso una forte esperienza di incontro con Dio, è colui che possiede una spiritualità, una vita di preghiera. Oggi nel Vangelo, Gesù chiama i suoi discepoli a salire con Lui alla montagna. Gesù voleva pregare, e lí egli vive una esperienza mistica, la trasfigurazione, che è in certo modo la anticipazione della gloria della Resurrezione. È significativo vedere chi sono i discepoli che Gesù chiama a stare con lui; sono i più vecchi (Pietro e Santiago) e il più giovane (Giovanni). Noi, come loro, siamo chiamati a entrare in una esperienza di incontro con il Signore. E questo non è una opzione per il cristiano – posso dire sí o no - ma piuttosto una esigenza che nasce dal fatto di essere cristiano. L’esperienza é tanto forte che Pietro propone di rimanere lí, in contemplazione. Possiamo notare come egli non propone di fare una tenda per sé, se non di farla per i tre più importanti: Gesù, Mosé e Elia. Ma la sua proposta non è presa in considerazione, perché non è sufficiente essere discepoli, bisogna essere missionari: è necessario scendere dalla montagna.
Il centro del Vangelo di oggi è l’espressione del Padre:” Questo è mio figlio, l’amato, il prediletto” Ascoltatelo”. Questa è la volontà del Padre circa suo Figlio: che deve essere ascoltato dai suoi discepoli. È a lui, al Figlio amato e prediletto, che dobbiamo ascoltare per comprendere il significato della inaugurazione e benedizione che stiamo celebrando. Come ho già detto, si tratta di un giorno di festa per tutti: i frati, l’Associazione Alegría de Vivir e la comunità. Coscienti che nessuno è tanto povero che non abbia qualche cosa da dare e nessuno è tanto ricco che non abbia qualche necessità, posso dire che questo Centro nasce dalla sofferenza di tutti noi. Ció che vedo molto positivo in questa opera è la collaborazione tra i laici e i frati in vista di un progetto comune. Il nostro continente, America Latina, fu evangelizzato agli inizi, dallo sforzo dei laici e delle laiche che arrivarono qui dalla Spagna e dal Portogallo, in un numero significativo rispetto al clero secolare. Questo fatto ci da molta allegria e vedo in questo una risposta della chiesa che comprende che non può più evangelizzare senza contare con l’apostolato dei laici.
Per questo motivo voglio ringraziare, a nome del governo dell’Ordine e a nome mio personale, ai frati dell’Ecuador, ai nostri fratelli dell’Associazione Alegría de Vivir, che lasciarono il proprio paese per venire qui con amore, a queste terra di Ecuador. A loro va la nostra gratitudine e benedizione. Il centro che stiamo per benedire, che sarà destinato a ricevere i bambini e in futuro le famiglie, nasce come una risposta alla vocazione cristiana e alla spiritualità francescana. Tutti conosciamo l’affetto di Gesù con i piccoli “ Lasciate che i bambini vengano a me”.
È appunto questo che vogliamo significare con questa opera: che i bambini possano venire in questa comunità, con i frati, nella parrocchia, nel Centro. Ma anche dobbiamo ricordare che a suo tempo Francesco fece una opzione per i più bisognosi, per il lebbrosi.
Ricordo una bella immagine che si trova nel proto-convento di Rivotorto che mostra Francesco attorniato da bambini. Questa opera, fratelli e sorelle, è una risposta francescana e pastorale alle urgenze della comunità, perché soprattutto in America Latina non possiamo separare l’evangelizzazione dai progetti sociali, dalla promozione umana. Essere un pastore –francescano implica, qui più che altrove, avere attenzione ai poveri, ai giovani, ai bambini, tutte opzioni preferenziali ribadite nella Conferenza di Aparecida.
In questi giorni, parlando con i fratelli che sono arrivati dall’Italia ho scoperto che questa opera nasce a partire dell’amicizia con il nostro fra Marcos, sino ad ora missionario in Pisa e che adesso è qui in Ecuador. Essi mi dicevano che li unisce l’amicizia con lui, e da questo è nata la vicinanza e l’attenzione all’Ecuador. Voglio manifestare a fr. Marcos la nostra gratitudine per il suo lavoro e dedicazione a favore di questa opera che sta nascendo.
“ Alzatevi, non abbiate paura” ( Mt 17), così parla il Signore nel Vangelo ai suoi discepoli, così egli parla a tutti noi oggi. Che questa opera non sia la unica dei frati e dell’Associazione, ma che a partire da questo luogo, Santo Domingo de los Colorados, possiamo veder nascere molte altre opere che possano portare i valori della fede cristiana e della spiritualità francescana. Che così sia. Amén!
mercoledì 7 gennaio 2009
Tempo di consuntivi (a cura di rocco)
E' tempo di consuntivi!
L'anno 2008 è stato generoso con la nostra associazione e l'impegno degli associati costante e fruttuoso.
Ricordiamo ancora la meravigliosa esperienza del febbraio 2008: l'inaugurazione del Centro "Alegria de Vivir" ("Gioia di Vivere") che ha visto presente un gruppo di noi.
E sono stati i bambini,numerosissimi, a trasmettere a noi una grande gioia con il loro luminoso sorriso, con la felicità nel ricevere anche solo una caramella: erano loro a darci la gioia di vivere!
E i visi e i colori e la musica e l'aria che si respirava sono rimasti nei nostri sensi, nei nostri cuori, facendoci dimenticare la stanchezza per il lungo viaggio e dandoci nuovo entusiasmo.
La visita a qualche famiglia ci ha fatto toccare con mano la povertà estrema e le pance gonfie di fame di tanti bimbi ci ha ricordato la vita di sprechi di tanti di noi.
In meno di un anno,spinti dalla "fede" di Padre Marco e aiutati da tanti amici e da qualche istituzione ( Caritas Antoniana, Pane dei poveri, Centro Nord-Sud) eravamo riusciti a costruire questo Centro cha ad oggi ospita settanta bambini dai sette ai dodici anni, dando loro sostegno scolastico con il doposcuola e assistenza alimentare, con pranzo e merenda nel refettorio dedicato a Raoul Di Vita, e medica!
Prima di ripatire ci siamo chiesti: ...e adesso?
E adesso.............pensiamo ai bambini più piccoli e alle loro mamme e ai volontari.
E allora via alla costruzione di un altro Centro che ospiti asilo,aule per insegnare un mestiere alle mamme, stanze per accogliere i volontari: la "follia" di Padre Marco ci aveva contagiati!!!!!!
A tal punto che a maggio avevano inizio i lavori sun un terreno prospiciente al Centro esistente, donato dal Comune di Santo Domingo de Los Colorados alla missione.
E i soldi?
Le casse erano ovviamente vuote. E allora via alla caccia grossa,consapevoli che non era facile trovare in pochi mesi quasi ottantamila euro! Per iniziare i lavori ci tornava ancora utile il fido garantito da alcuni di noi.
Cominciavano le iniziative utili per la raccolta di fondi:
-Cena nel Chiostro della Chiesa di San Francesco, ospitati dai frati, con la presenza di Padre Marco.
- Cena sociale al Golf di Tirrenia.
- Mercatino di Natale in Borgo Largo,voluto ed animato da Lucetta ed Agata, con l'aiuto di amici.
- Concerto di Natale al Cinema Lanteri, organizzato da Maria e Giancarlo.
- Concerto di Natale al cinema Don Bosco, organizzato da Roberta.
- Concerto di Natale presso la Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno.
Arrivavano nuovamente i contributi cospicui della Caritas Antoniana, i contributi di Pane dei Poveri, della Società Chimica Emilio Fedeli e dei suoi socii, e di altri cari amici.
E siamo al 2009 e alla conclusione dei lavori: anche il nuovo edificio,dopo otto mesi di lavori, è pronto!
Ma va "riempito": mancano gli arredi.
E allora,ancora coraggio, e fede nelle persone di buona volontà e, sopratutto, fede nella Provvidenza.
Un grazie a tutti quelli che credono in questo progetto e a tutti quelli che permettono di realizzarlo.
L'anno 2008 è stato generoso con la nostra associazione e l'impegno degli associati costante e fruttuoso.
Ricordiamo ancora la meravigliosa esperienza del febbraio 2008: l'inaugurazione del Centro "Alegria de Vivir" ("Gioia di Vivere") che ha visto presente un gruppo di noi.
E sono stati i bambini,numerosissimi, a trasmettere a noi una grande gioia con il loro luminoso sorriso, con la felicità nel ricevere anche solo una caramella: erano loro a darci la gioia di vivere!
E i visi e i colori e la musica e l'aria che si respirava sono rimasti nei nostri sensi, nei nostri cuori, facendoci dimenticare la stanchezza per il lungo viaggio e dandoci nuovo entusiasmo.
La visita a qualche famiglia ci ha fatto toccare con mano la povertà estrema e le pance gonfie di fame di tanti bimbi ci ha ricordato la vita di sprechi di tanti di noi.
In meno di un anno,spinti dalla "fede" di Padre Marco e aiutati da tanti amici e da qualche istituzione ( Caritas Antoniana, Pane dei poveri, Centro Nord-Sud) eravamo riusciti a costruire questo Centro cha ad oggi ospita settanta bambini dai sette ai dodici anni, dando loro sostegno scolastico con il doposcuola e assistenza alimentare, con pranzo e merenda nel refettorio dedicato a Raoul Di Vita, e medica!
Prima di ripatire ci siamo chiesti: ...e adesso?
E adesso.............pensiamo ai bambini più piccoli e alle loro mamme e ai volontari.
E allora via alla costruzione di un altro Centro che ospiti asilo,aule per insegnare un mestiere alle mamme, stanze per accogliere i volontari: la "follia" di Padre Marco ci aveva contagiati!!!!!!
A tal punto che a maggio avevano inizio i lavori sun un terreno prospiciente al Centro esistente, donato dal Comune di Santo Domingo de Los Colorados alla missione.
E i soldi?
Le casse erano ovviamente vuote. E allora via alla caccia grossa,consapevoli che non era facile trovare in pochi mesi quasi ottantamila euro! Per iniziare i lavori ci tornava ancora utile il fido garantito da alcuni di noi.
Cominciavano le iniziative utili per la raccolta di fondi:
-Cena nel Chiostro della Chiesa di San Francesco, ospitati dai frati, con la presenza di Padre Marco.
- Cena sociale al Golf di Tirrenia.
- Mercatino di Natale in Borgo Largo,voluto ed animato da Lucetta ed Agata, con l'aiuto di amici.
- Concerto di Natale al Cinema Lanteri, organizzato da Maria e Giancarlo.
- Concerto di Natale al cinema Don Bosco, organizzato da Roberta.
- Concerto di Natale presso la Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno.
Arrivavano nuovamente i contributi cospicui della Caritas Antoniana, i contributi di Pane dei Poveri, della Società Chimica Emilio Fedeli e dei suoi socii, e di altri cari amici.
E siamo al 2009 e alla conclusione dei lavori: anche il nuovo edificio,dopo otto mesi di lavori, è pronto!
Ma va "riempito": mancano gli arredi.
E allora,ancora coraggio, e fede nelle persone di buona volontà e, sopratutto, fede nella Provvidenza.
Un grazie a tutti quelli che credono in questo progetto e a tutti quelli che permettono di realizzarlo.
domenica 4 gennaio 2009
giovedì 1 gennaio 2009
un articolo del Prof. Giancarlo Teti

“Se progetti per un anno, semina riso. Se progetti per dieci anni, pianta gli alberi. Se progetti per la vita, educa l’uomo” (Kuan-tze).
E’ con questo intento che nel 2006 si è costituita l’associazione “Gioia di vivere dei bambini in Equador”. L’associazione nasce dal desiderio comune di alcuni amici di pensare non solo a sé stessi ma di fare della propria vita anche uno strumento per dare a chi ne è privo una piccola parte di quei doni che nostro Signore ha voluto darci. Nessuno di noi vive in povertà e diventa inimmaginabile ed incomprensibile come esseri umani uguali a noi possano trascorrere la loro vita fin dalla nascita in mezzo al fango, alle malattie, al freddo, nell’abbandono più completo e nella totale sfiducia nel futuro. E’ quello che hanno trovato i frati Francescani quando arrivarono a Santo Domingo de los Colorados in Equador nel 1992. Un grandissimo dolore ma anche una grandissima speranza nacque dall’incontro con tantissimi bambini poveri che vivevano in mezzo alla strada nell’indigenza più assoluta in una città immersa in una straordinaria natura tra le montagne andine e la costa occidentale equadoregna. Un città di oltre 400.000 abitanti con una economia piuttosto agricola e con una disoccupazione molto elevata. Una situazione assai favorevole a che molti rispondano all’invito subdolo alla violenza. La prima cosa da fare era togliere dalla strada quanti più bambini fosse possibile per iniziare un percorso di miglioramento non solo materiale ma soprattutto sociale.
Noi abbiamo risposto con gioia all’invito di Padre Marco e di padre Zibi ad essere partecipi del loro progetto e da qui è nata la nostra associazione. Ognuno di noi da solo poteva fare poco ma insieme si poteva fare molto. Come? Raccogliendo fondi per un grande progetto di carità: trovare il modo per i tanti bambini poveri di far trascorrere molto tempo della loro giornata in un posto dove potessero avere non solo qualcosa da mangiare ma soprattutto una calda e sana accoglienza.
Con il nostro sostegno economico che si è potuto concretizzare con le tantissime offerte raccolte tra i tantissimi amici che hanno risposto all’appello è già stato costruito un edificio dove molti bambini andranno per mangiare, studiare ed essere assistiti per quanto possibile. Una attività per i frati Francescani molto impegnativa ma anche molto gratificante data anche la giovialità e la riconoscenza non richiesta della gente equadoregna. C’è ancora molto da fare e da percorrere ancora tanta strada. Ci rendiamo conto che le nostre forze, le forze dei soci fondatori dell’associazione, hanno bisogno di essere rinvigorite, di avere un salutare rinforzo da parte di chi di voi è disponibile con gioia a farsi carico di una parte dei compiti dell’associazione che finora si sono realizzati con la raccolta di fondi tramite l’attuazione dei tanti incontri per altro piacevoli che hanno caratterizzato questi primi due anni di attività, “dal concerto al teatro Verdi all’ultimo incontro prenatalizio”.
Ti invitiamo a partecipare attivamente all’associazione sia come socio sostenitore che come socio attivo.
Alcuni dei soci fondatori, come sempre a loro spese, il 13 di febbraio si recheranno in Santo Domingo de Los Colorados per l’inaugurazione della struttura.
Al ritorno saremmo felici di incontrarti organizzando un incontro con tutti gli amici.
Gioia di Vivere dei Bambini in Ecuador: descrizione dei progetti
L’Associazione è stata costituita il 24 marzo 2006, per volontà di alcune persone laiche, con lo scopo di fornire aiuto e sostegno ai bambini di Santo Domingo de Los Colorados in Ecuador, dando loro, probabilmente per la prima volta, la gioia di vivere.Lo sviluppo di progetti che potessero consentire miglioramenti sostenibili e di lungo periodo a beneficio di questi bambini, operando a stretto contatto con la popolazione locale, ha avuto piena attuazione già durante il primo anno di attività.Il primo progetto di solidarietà elaborato è già fatto concreto ed il viaggio in Ecuador svolto da una parte degli Associati Fondatori nel mese di febbraio 2008 è stato estremamente incoraggiante. I lavori di costruzione del centro di accoglienza sono stati ultimati così come i preparativi per il nuovo anno scolastico: frequenteranno circa cento bambini, sarà dato loro nutrimento, assistenza medica, formazione scolastica e intrattenimento fuori dell’orario scolastico.Il secondo progetto, che ha avuto inizio con il mese di giugno u.s., prevede la costruzione di un asilo che accoglierà i bambini più piccoli e di locali per i volontari che presteranno la propria opera presso la Missione, sarà completato, probabilmente, entro la fine del corrente anno 2008.
Articolo scritto in occasione dell'inaugurazione del Centro
Inagurazione e benedizione del Centro Sociale e Pastorale
Il giorno 17 febbraio del 2008 ho avuto l’allegria di presiedere la santa Messa e benedire il Centro di Pastorale e Sociale del nostro Convento e parrocchia di Santo Domingo de los Colorados. La mia presenza in quella circostanza - sebbene non programmato - fu un vero dono del Signore; infatti visitavo Equador per altri impegni ma mi fermai lí, venendo a conoscenza di questa celebrazione. Ho fatto la bella esperienza di visitare, insieme con fra José, Fra Vicente e l’animatore del progetto, fra Marco - a cui si deve molto per la nascita di questa nuova iniziativa dei nostri frati in Equador - le famiglie dei bambini ammessi al Centro di appoggio scolare,
Bisogno dire che la zona dove vivono i frati in Santo Domingo è molto povera e con molte carenze; si può dir senza esagerare che manca tutto: dai servizi igienici (acqua, fogne) ai pavimenti. Le persone vivono in case molto povere, piccole e condivise con altre famiglie. Visitare quella comunità fu per me una significativa esperienza: significò uscire dal lavoro di ufficio e andare dove stanno i poveri; sono ritornato molto edificato. In questa realtà chiama l’attenzione in numero molto alto di bambini, adolescenti e giovani che vivono in famiglia; di fatto una realtà che mostra la faccia del “ continente della speranza”.
Alle 10 del mattino del 17 febbraio la chiesa era piena di gente, sopratutto di bambini con i loro genitori, che erano venuti per celebrare l’inizio di una nuova speranza. Nell’omelia ricordavo alcuni aspetti importanti che sono degni di nota in questa nuova opera: il lavoro congiunto fra laici e frati; il Centro come una risposta della fede cristiana e della spiritualità francescana alla necessità dell’America Latina di mettere insieme evangelizzazione e progetti sociali.
Dopo la messa mi fecero la sorpresa di una bella festa popolare, dove si misero in risalto i valori culturali e folklorici dell’Equador. Una festa semplice, partecipata e accogliente, con molta musica, danze e opportunità di incontro di culture al momento del pranzo, dove si servirono cibo italiano e equatoriano. La convivenza con il gruppo che venne in rappresentanza dell’Associazione fu molto interessante sia per i frati che per la gente. La vicinanza e buona intesa si notava già nei pochi giorni che siamo stati insieme nel convento e anche nell’accoglienza della gente a questo gruppo.
Il mio grazie a tutti quelli che fanno parte dell’Associazione Alegría de vivir . Credo che si tratta di un progetto che non deve chiudersi qui, ma che deve crescere. Mi piacerebbe vedere lo la collaborazione con questi laici in molti altri progetti in Equador e America Latina. Come Assistente generale dell’Ordine, ho l’allegria di conoscere i 14 paesi dove siamo presenti, e sogna che un giorno l’Associazione arrivi anche in questi luoghi per collaborare con i frati.
Di tutto cuore la mia gratitudine e benedizione per tutti e ciascuno dei membri dell’Associazione Alegría de vivir.
Frei João Benedito Ferreira de Aráujo, OFMConv.
Assistente Generale per l’América Latina
Il giorno 17 febbraio del 2008 ho avuto l’allegria di presiedere la santa Messa e benedire il Centro di Pastorale e Sociale del nostro Convento e parrocchia di Santo Domingo de los Colorados. La mia presenza in quella circostanza - sebbene non programmato - fu un vero dono del Signore; infatti visitavo Equador per altri impegni ma mi fermai lí, venendo a conoscenza di questa celebrazione. Ho fatto la bella esperienza di visitare, insieme con fra José, Fra Vicente e l’animatore del progetto, fra Marco - a cui si deve molto per la nascita di questa nuova iniziativa dei nostri frati in Equador - le famiglie dei bambini ammessi al Centro di appoggio scolare,
Bisogno dire che la zona dove vivono i frati in Santo Domingo è molto povera e con molte carenze; si può dir senza esagerare che manca tutto: dai servizi igienici (acqua, fogne) ai pavimenti. Le persone vivono in case molto povere, piccole e condivise con altre famiglie. Visitare quella comunità fu per me una significativa esperienza: significò uscire dal lavoro di ufficio e andare dove stanno i poveri; sono ritornato molto edificato. In questa realtà chiama l’attenzione in numero molto alto di bambini, adolescenti e giovani che vivono in famiglia; di fatto una realtà che mostra la faccia del “ continente della speranza”.
Alle 10 del mattino del 17 febbraio la chiesa era piena di gente, sopratutto di bambini con i loro genitori, che erano venuti per celebrare l’inizio di una nuova speranza. Nell’omelia ricordavo alcuni aspetti importanti che sono degni di nota in questa nuova opera: il lavoro congiunto fra laici e frati; il Centro come una risposta della fede cristiana e della spiritualità francescana alla necessità dell’America Latina di mettere insieme evangelizzazione e progetti sociali.
Dopo la messa mi fecero la sorpresa di una bella festa popolare, dove si misero in risalto i valori culturali e folklorici dell’Equador. Una festa semplice, partecipata e accogliente, con molta musica, danze e opportunità di incontro di culture al momento del pranzo, dove si servirono cibo italiano e equatoriano. La convivenza con il gruppo che venne in rappresentanza dell’Associazione fu molto interessante sia per i frati che per la gente. La vicinanza e buona intesa si notava già nei pochi giorni che siamo stati insieme nel convento e anche nell’accoglienza della gente a questo gruppo.
Il mio grazie a tutti quelli che fanno parte dell’Associazione Alegría de vivir . Credo che si tratta di un progetto che non deve chiudersi qui, ma che deve crescere. Mi piacerebbe vedere lo la collaborazione con questi laici in molti altri progetti in Equador e America Latina. Come Assistente generale dell’Ordine, ho l’allegria di conoscere i 14 paesi dove siamo presenti, e sogna che un giorno l’Associazione arrivi anche in questi luoghi per collaborare con i frati.
Di tutto cuore la mia gratitudine e benedizione per tutti e ciascuno dei membri dell’Associazione Alegría de vivir.
Frei João Benedito Ferreira de Aráujo, OFMConv.
Assistente Generale per l’América Latina
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